I. la sfilata dei manichini storpi
Mi scivoli liquido fra le dita, mastico perle
della mia collana, le sputo poltiglia sul
palmo della mano e sono i miei sogni;
sono incastrati sotto le unghie
e mi graffiano la pelle quando ti chiamo.
Gli impulsi vibrano nei capillari
mi entrano in circolo nelle vene
e se le vene si schiuderanno
e si riverseranno vermiglie a terra
spero di aver abbastanza capelli in mano
per asciugare.
L'intestino è la sciarpa che mi stringe il collo bianco;
ho il cuore nel lavandino
( sembra un animale che sta morendo e chiede di bere
per l'ultima volta )
apro il rubinetto e lo vedo affogare.
Grazie per l'ultima goccia di vita.
Mi piace attorcigliarmi le dita
attorno alle ginocchia
ballare sugli ingranaggi delle mie bugie
e poi tornare ad aspettarti.
Ho una stanza senza soffitto e ci tengo
appese le dita dei miei piedi
per fare finta di saper volare
e piangere di gioia di fronte alla mia finzione.
Ed ho una bellissima maschera fatta di carne
mi bisbiglia che la mia recita si sta esaurendo
io mi strappo le orecchie per non sentirla
ma i timpani sono troppo in fondo
e non posso raggiungerli.
Le mie belle idee sfioriscono
in un isterico camposanto
fatto di mielina e intrecci nervosi
curve rosate ed elettricità.
I pensieri scivolano nelle loro fosse
pesano le lapidi sulle loro spalle
e sulla pietra è incisa la data fatale,
l'ultimo respiro, l'ultimo abbandono.
Argentee le nuvole mi rubarono le mani
giocarono a plasmarle di pioggia e neve
tornarono liquide, inutili, le respinsi
e loro si lasciarono disintegrare.
Ho visto visi asciutti e felici
coi miei occhi vitrei ed i miei seni gelidi
poesie immortali, insulti e complimenti
lettere d'amore, ulcere fatali.
Provo ad assecondare le curve dei miei fianchi
in nuove forme da ornare e travestire
non ho mai avuto lacrima da assaporare,
ma solo labbra increspate in espressioni plastiche.
Dipingerei solo vene sulle tele
intingendo il pennello nella mia saliva;
immolerei ogni particella di me
se solo servisse per rendermi reale.
Il mio ventre acerbo guarda negli occhi i bambini
i sogni hanno pupille tonde che mi marchiano a fuoco
ho una chiave nello sterno.
Tempero matite coi denti
e poi le lascio rotolare lungo la mia schiena
e quando toccano terra
diventano diamanti da regalarti.
Il mio delirio onirico in una fotografia
che mi incollo sulla lingua per non dimenticare
le dita piccole che stringono le mie
le vedo decomporsi in stelle d'infinito
I vestiti che indosso sono serpenti a sonagli
mi solleticano i lobi con la coda
io sorrido mestamente e perdo sangue
che imbottiglio e donerò ai miei figli.
Farfalle colorate decorano il mio gabinetto di aspirazioni.
Ho bevuto benzina
e ho dato fuoco all'odio
poi ti ho visto sorridere
ed è sbocciato di nuovo
Adesso sono come un prato di crimini
decorato con festoni d'argento
e tu baci le mie scarpe
e diventi il mio angelo.
Le mie mani sono meravigliose
hanno toccato tutte le malattie del mondo
le hanno trasformate in coccinelle gialle
che mi colorano le ciglia finte
Vivo così, in eterna paralisi
in plastica ed eterea esteriorità
e il mio è un letto di favole
a cui ho imparato a non credere.
Dieci le ombre che divoro per non morire d'asfissia.
Vivi nei giardini delle tue ossessioni
sogna le aiuole dei tuoi desideri
ricordati dei nostri nudi e segnati corpi,
questa è la sfilata dei manichini storpi.
II. folliaelettronica
Dalle punte delle dita lecco zucchero
che si trasforma in farfalle
che diventano mani
che diventano schiaffi
che diventano sangue
che nascondo gelosamente
nella mia scatola cranica.
Sono molto bella
mentre traballo sui trampoli
insieme alle balle che racconto
per conquistare l'umanità;
spengo le sigarette
sulla schiena curva delle vecchiette
che aiuto ad attraversare la strada
e sgozzo le maestre dei miei bimbi,
poi mi faccio le unghie,
le strappo coi denti
e le colleziono sul davanzale
della finestra.
Dormo in un letto sporco
con le cimici che mi cantano
la ninna nanna
e la luna gialla fuori
come un formaggio
andato a male
che puzza di vermi morti
e sogno di te che mi baci
e poi ti sciogli sulla mia guancia.
Scavamela coi denti, la guancia.
Scavamelacoidentiscavamelacoidentiscavamelacoidentisca
Quando mi prendi le mani
è la cosa più bella del mondo,
ma non mi ricordo mai com'è
abbastanza a lungo.
Abbastanza a lungo.
- Devono averti scolpito i capelli gli angeli, gli angeli;
il vetro della mia finestra è trafitto da un arcobaleno
che sembra un coltello il cui manico è nella tua mano: mi
punzecchi il cuore e mi ricordi che anche se muoio e
sanguino sarai lì a raccontarmi le favole.
Sarai lì a raccontarmi le favole, prima che io mi addormenti. -
Svuotare lo stomaco
e riempirlo di fiori
è l'unico modo
per digerire l'orrore
ma sai che anche masticando petali
- anchemasticandopetali -
non scorrerà nel tuo sangue
nessuna bellezza immortale,
nessuna bellezza immorale,
nessuna vittima da immolare
nessuna morte da ricordare
neanche un atomo da salvare.
II. guardami appassire
Navigate, ostili e spasmodici,
nel vostro fango di mediocrità
mentre la principessa, vostra carnefice
vi frusta con parole carezzevoli
e il suo è un piedistallo crudele
che la renderà eternamente bella.
E quando anche le vostre orbite
saranno colme delle vostre brutture
di rimpianti e demoni e versi amari
cercherete l'ultima goccia d'acqua
che per sempre vi sarà negata.
**
Il vuoto pianta le sue radici improvvise
che fameliche si contorcono
attorno alle mie falangi;
così diventerò come una vecchia betulla
di legno e linfa e di foglie secche
e piangerò una torbida resina
che renderà il mio dolore sempreverde.
( innaffiami le piante dei piedi o guardami appassire )
**
Ho visto un'aiuola di lapidi
e ho scavato una fossa
per le lacrime dei vivi;
spero saranno tante
da dar da bere ai morti
quando verranno dimenticati.
Intanto tu baci i miei lividi
verdi di fame di bile e di ego
mi illudi raccontandomi delle fate
che di notte mi intrecciano i capelli.
**
Hai dei germi bellissimi nell'incavo del gomito
mi cantano storie alle orecchie di notte
poi mi fanno bere dal calice dell'illusione
e nelle mie pupille cresce la pianta della speranza.
III. sarai salvo, amore
La pallottola della gioia
incastonata nella tua tempia
come occhi di rubino
e denti di diamante
cancellerà dal tuo animo
ogni capacità di generare arte.
Finché non tornerà il germe,
l'acuta sindrome dell'ispirazione
a sussurrarti all'orecchio i suoi enigmi
da districare e incorniciare.
Plasma la felicità in te,
e non conoscerai mai più arte.
Scegli l'eterno sorriso
e dimenticherai la bellezza.
( O incrocia le tue dita alle mie
e sarai salvo per sempre,
amore. )
IV. Dea Venere
Coltiva i fiori del tuo amore
nella mia trachea
e non li sciuperò.
Dea Venere
hanno parlato in troppi di te
fino a lasciarti esanime
e umiliata.
Rigetteremo tulipani
sul tuo feretro
per ricordarti così,
morente.
Dea Venere,
ti hanno lasciata
cadavere sul selciato
e la tua marcia funebre
risuona fra clacson e semafori
ma io ti cerco ancora
( ti cerco ancora
quando mi nascondo
fra le coperte, sola
e fra la spazzatura,
e zombie cittadini,
e corse metropolitane,
ma c'è solo la tua salma
a salutarci. )
V. kilometres
Ti porgo le labbra
piantaci un seme
e domani troverai
una bugia.
« signorina »
« sì »
« mi dia un'interpretazione di mostro »
« chilometri. »
R.
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Prendo una pietra te la scaglio forte
sul setto nasale ti piovono orchidee dalle ossa rotte io le bacio e nevica.
Domani portami via stringendomi con violenza le nocche inanellate di poesie.
Lasciami baci prestampati alla vaniglia sulla nuca e poi contami le vertebre -
lo sai che sono piccole e dure come i semi delle tue bugie? Le ho viste crescere
innaffiandole con l'acqua delle più pure delle fonti e in questo dolceamaro
attacco di schizofrenia diventi né più né meno che uno sputo d'inchiostro penna
bic sulla mia moleskine. Mi hanno raccontato non sai quante belle favole ornate
di lietofine e caffé con panna, tazzine in fila come soldati cianotici che
aspettano l'alba: freddi. Freddi gelidi morenti orbite vuote braccia forti -
eppure ricordo in loro un non so che di fragile, come il rumore di una
cristalliera che si frantuma cadendo sulle ginocchia di una regina che fa
l'amore con la sua vanità. Ha le labbra rosso fragola e gli zigomi rigogliosi
come pesche. E tu, rotolami giù per le scapole suonando per me il tuo requiem
d'amore. Rinchiudi un addio al cioccolato in una scatola dorata con fiocco beige
e poi scagliala lontana, nel fiume, fino alle cascate, al mare, all'oceano rosso
come il sangue che sgorga assieme alle orchidee giù per il naso. Se potessi
mangiare
kilometres
a colazione solo per diminuirne il numero farei indigestione - altro che parole
morire colore sapore macché, mi basterebbe maldestramente crollare con
conseguente frattura di tutto ciò che c'è da sbattere al suolo - rotule tibie
tendini - figurati. Non mi basta sorridermi allo specchio, io devo sorridere a
te. Questi denti stretti di rabbia mi rendono solo più plastica e tu mi
rendi pelle
Ti amo come ti amavo ieri, domani non lo so: tutti moriamo.
con violenza
Sto bene qui, sciupata, cerulea mani alzate – ricordi in bottiglia mozziconi spenti. Ti incastri così bene con le falangi alle mie costole, è un puzzle armonioso assemblato dalle rondini in volo. Primavera. I profili delle persone sulla metropolitana possono essere percorsi in tutte le direzioni anche dai pensieri del più infido degli individui, disegnando ghirigori infuocati di lacrime diamanti ali spezzate ( regalami la lampada del genio ) comò di antiquariato libri aperti le tue note dimenticate le mie ( regalami la lampada del genio ) fanali al buio riflettenti pioggia ( regalami il tuo desiderio ) operazioni chirurgiche a cuore aperto vomitante coriandoli a festa ( sussurrami il tuo sogno all’orecchio ) e le rughe degli anziani su e giù per il viale e gli alberi di pesche e la riva del mare. Ho aperto una pagina a caso del mio diario ed ho trovato una tua foto, eri lì che chiamavi a gran voce la tua libertà muta e inconsistente e il sole era così forte, l’aria così secca che tutti i laghi della mia speranza sono stati prosciugati con bruttura ( con violenza ) e amarezza ( con violenza ) umiliazione ( con violenza ) – tanta violenza da non lasciare traccia di pietà neanche sotto le palpebre dei tulipani, quelli poco prima della nostra casa. Appassiti. Con violenza.
carestie
Miseria!
Miseria! Miseria! Pretendiamo che sia risolta questa carestia di atomi e carne.
Miseria! Scalpitiamo incendiati di euforia. Miseria i marciapiedi sporchi,
miseria zigzagare miseria ricordare – miseria le vostre carestie di bontà,
miseria i coriandoli dimenticati e sporchi negli occhi dei bambini, miseria il
freno della tua automobile che non funziona miseria la tua pelle, miseria i pori
della pelle che parlano miseria la madre il padre la nostra famiglia; miseria
l’altezza, la gravità, miseria il pullman affollato, miseria il sale sulla tua
bocca. Miseria la lontananza, miseria la doccia fredda, miseria le scariche
elettriche. Miseria! Miseria! Miseria! Richiediamo a gran voce una scossa di
sismico piacere. Miseria! Miseria! Miseria! Manifestiamo a testa alta contro la
vostra vomitocrazia, per non dimenticare.
io non le sento
Su nel cielo petardi e stelle e polvere prendono il nome dei lobi delle tue orecchie, la
sostanza protuberale delle tue ginocchia, l'intreccio labirintico del tuo intestino, la
sottilezza delle tue vertebre, la precarietà delle tue labbra sulla mia spalla, le tue mani
fra le piante, la rotondità tenebrosa delle tue pupille, la liquidità calda della lingua,
l'essenza pulsante del cuore. Ho sentito parlare di brutte storie, morte, povertà malattie,
solitudine, angoscia, depressione, schizofrenia, elemosina, sparatorie, sangue, cancrene
e romanticherie. non le sento. Tu le senti? non le sento. riempio i vuoti. con cartoni
di stoffa. Dentro ci metto un po' di polvere di stelle e poi la inalo a colazione come
cocaina. Salutami gli angeli, se li vedi.
sparatramp
Orbit-ali e sogni romboidali, seni dischiusi al sole e polsi sottili, rotolare
in fretta ricordare, scucire le ciglia dei bambini, dimenticarsi di domani, passo svelto
e ticchettio - marmellata di albicocche la tua bocca, la tua bocca denti e lingua - un morso,
un morso a sanguinare lento - metti la cena a bollire, le mani al fuoco del camino e
robotiche melodie nella nostra camera da letto. scale a pioli e spirali di violenza, usignoli
senza zampe a decorarti i lobi, camere a gas per fare l'amore morendo, docce di smog e
tubi di scappamento fluidi arrotolati in misere collane; tuo figlio che gioca a palla con
la morte giù in cortile, la televisione spenta e una vecchia - che chiede quando costano
le arance mentre il mondo finisce, i mari si prosciugano e i fulmini squarciano il nostro
cielo nero.